La raccolta della prova dichiarativa delle vittime di reato

Presentazione del protocollo di intesa e del percorso formativo

L’ascolto della vittima di un reato è un atto psicologico-giuridico molto delicato: per la funzione centrale che riveste nel procedimento penale, per i rischi legati all’assunzione della testimonianza e per le particolari esigenze di protezione e bisogni psicologici da considerare. E’ per questo necessario che l’incontro con la vittima di reato avvenga prestando le dovute cautele e dopo una formazione mirata, per tutelare il procedimento penale e al contempo prevenire la vittimizzazione secondaria della vittima di reato.

Le disposizioni nazionali sul tema sono quelle introdotte a partire dalla legge di ratifica della Convenzione di Lanzarote di cui oggi si celebra l’anniversario (legge n. 172 del 1 ottobre 2012) che sanciscono, tra l’altro, che la raccolta delle dichiarazioni delle vittime (di alcuni reati in particolare) siano assunte specificamente con l’ausilio esclusivo di psicologi e neuropsichiatri infantili.

A seguito delle modifiche normative, gli uffici giudiziari si sono via via organizzati definendo procedure di adeguamento e individuando spazi e strumenti dedicati. Si sono sviluppate buone prassi e sono emerse criticità: su entrambi questi aspetti abbiamo riflettuto in occasione di questo evento, esito e punto di partenza di una progettualità deliberata dal Consiglio lo scorso gennaio che può già contare sulla stipula di un importante Protocollo di Intesa con la Procura Generale e tutte le procure del Lazio. Proprio questo accordo prevede la costituzione di un tavolo tecnico integrato e l’impegno a promuovere occasioni formative e di aggiornamento per gli iscritti e le iscritte.

L’incontro ha promosso le iniziative regionali e, a partire dalle problematiche riscontrate (dalla nomina allo svolgimento dell’atto al pagamento dell’onorario) ha presentato l’accordo regionale quale azione strategica nata proprio per superarle.