Obesità: una sfida globale tra scienza, società e psicologia

Analisi multidisciplinare ed evidenze cliniche verso il cambiamento

In occasione della World Obesity Day, prevista per il 4 marzo 2026, si invita la comunità scientifica degli psicologi clinici e della salute a una riflessione approfondita sul tema dell’obesità. La comprensione di questo fenomeno richiede un’integrazione sistematica tra evidenze biomediche attuali e modelli psicologici relativi a sviluppo e regolazione del comportamento.

Recenti stime epidemiologiche della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) evidenziano che oltre 1 miliardo di individui soffre di obesità, a livello globale, e le proiezioni attuali indicano che il 49% della popolazione adulta mondiale potrebbe risultare sovrappeso o obesa entro il 2036 (fonti: OMS e World Obesity Federation). Negli ultimi anni, si è registrato un aumento significativo e progressivo del fenomeno sia tra la popolazione adulta che in quella in età evolutiva.

In Italia, la prevalenza di sovrappeso e obesità rimane elevata. Secondo i dati raccolti dagli intervistati PASSI nel biennio 2023-2024, si stima che il 43% della popolazione adulta presenti un eccesso ponderale; inoltre, emergono marcati gradienti territoriali e socioeconomici, che indicano come i determinanti strutturali e ambientali rivestano un ruolo fondamentale nell’influenzare la vulnerabilità individuale.

Questi dati richiedono alla comunità psicologica una valutazione approfondita, orientata verso un approccio multifocale e multidisciplinare per l’analisi dei fattori biologici, psicologici e socioeconomici che influenzano la presenza e la comprensione dell’obesità.

Uno dei principali riferimenti teorici per comprendere la complessità di questa patologia è rappresentato dal modello biopsicosociale, sviluppato da George L. Engel, la cui rilevanza è ulteriormente confermata dalle recenti evidenze neuroscientifiche e genetiche. Le analisi di genome-wide association hanno individuato numerose varianti poligeniche correlate all’indice di massa corporea, confermando che la predisposizione all’obesità si distribuisce lungo un continuum di rischio biologico. Inoltre, gli studi neuro endocrinologici hanno ulteriormente approfondito il ruolo dei circuiti ipotalamici nella regolazione dell’appetito, della sazietà e del dispendio energetico, mettendo in luce l’interazione dinamica tra sistemi omeostatici e circuiti di ricompensa.

In Italia, la prevalenza di sovrappeso e obesità rimane elevata. Secondo i dati raccolti dagli intervistati PASSI nel biennio 2023-2024, si stima che il 43% della popolazione adulta presenti un eccesso ponderale; inoltre, emergono marcati gradienti territoriali e socioeconomici, che indicano come i determinanti strutturali e ambientali rivestano un ruolo fondamentale nell’influenzare la vulnerabilità individuale.

Questi dati richiedono alla comunità psicologica una valutazione approfondita, orientata verso un approccio multifocale e multidisciplinare per l’analisi dei fattori biologici, psicologici e socioeconomici che influenzano la presenza e la comprensione dell’obesità.

Uno dei principali riferimenti teorici per comprendere la complessità di questa patologia è rappresentato dal modello biopsicosociale, sviluppato da George L. Engel, la cui rilevanza è ulteriormente confermata dalle recenti evidenze neuroscientifiche e genetiche. Le analisi di genome-wide association hanno individuato numerose varianti poligeniche correlate all’indice di massa corporea, confermando che la predisposizione all’obesità si distribuisce lungo un continuum di rischio biologico. Inoltre, gli studi neuro endocrinologici hanno ulteriormente approfondito il ruolo dei circuiti ipotalamici nella regolazione dell’appetito, della sazietà e del dispendio energetico, mettendo in luce l’interazione dinamica tra sistemi omeostatici e circuiti di ricompensa.

Dal punto di vista psicologico, i fattori biosociali sopra menzionati determinano, nelle persone con obesità, una maggiore vulnerabilità all’esperienza di stigma e bullismo correlati al peso corporeo. Tali condizioni possono favorire l’insorgenza di esiti internalizzanti che contribuiscono a consolidare pattern di alimentazione emotiva e comportamenti di ritiro sociale, sintomatologia ansioso-depressiva, difficoltà nella regolazione delle emozioni, insoddisfazione legata all’immagine corporea e una riduzione della qualità della vita correlata alla salute.

La chirurgia bariatrica rappresenta attualmente il trattamento d’elezione per l’obesità e include una gamma di tecniche che spaziano dal pallone intragastrico alle procedure malassorbitive. In parallelo, la terapia farmacologica, in particolare con agonisti del recettore GLP-1, sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel contesto terapeutico. Lo psicologo esperto in obesità è chiamato a integrare tali approcci attraverso competenze specifiche, al fine di pianificare interventi clinici psicologici efficaci in un contesto multidisciplinare. Dalla fase di valutazione iniziale al follow-up, sia esso di natura chirurgica, farmacologica e/o nutrizionale, lo psicologo ricopre una posizione centrale come figura qualificata e integrata, fungendo da raccordo tra le varie discipline coinvolte nel percorso assistenziale. Le sue competenze comprendono l’analisi dei comportamenti alimentari e il supporto al benessere psicologico generale della persona, contribuendo significativamente al miglioramento della qualità di vita sul lungo periodo.


Bibliografia
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Sitografia
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https://www.oecd.org/en/publications/the-heavy-burden-of-obesity_67450d67-en.html
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https://www.sicob.org/
World Health Organization. (n.d.). Obesity and overweight. 
https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/obesity-and-overweight
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https://www.worldobesity.org/news/world-obesity-atlas-2024