Per molto tempo i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono stati considerati patologie tipiche dell’adolescenza e della prima giovinezza. Negli ultimi anni, tuttavia, la letteratura scientifica ha evidenziato un aumento significativo dei casi (fino a punte del 15-20%) con esordio in età adulta, anche dopo i 30, 40 o 50 anni (Khalid et al., 2025). Tali dati hanno contribuito a modificare la comprensione clinica del fenomeno, mostrando come il disturbo alimentare possa emergere lungo tutto l’arco della vita.
L’esordio e lo scompenso in età adulta comprende quadri di anoressia nervosa, bulimia nervosa, binge eating disorder e forme miste o atipiche. In alcuni casi si tratta di un esordio apparentemente “de novo”; più frequentemente, in molte occasioni, si tratta di un disturbo preesistente sottosoglia, che in età adulta è andato incontro per svariati motivi a scompenso con relativa e tardiva presa in carico di centri specialistici. Infatti un’analisi approfondita della storia clinica rivela la presenza di elementi prodromici precedenti: difficoltà nel rapporto con il corpo con eccessiva importanza data al peso, oscillazioni ponderali importanti in varie fasi della vita, rigidità alimentare, vissuti di inadeguatezza, tratti perfezionistici o modalità disfunzionali di regolazione emotiva già presenti nell’adolescenza o nella prima età adulta, ma rimasti compensati o silenti per anni (Schlegl et al., 2023).
Da questa prospettiva, l’esordio adulto può essere interpretato non tanto come la comparsa improvvisa di una patologia nuova, quanto come la riattivazione di una vulnerabilità preesistente in seguito a eventi critici della vita. Separazioni, lutti, menopausa, maternità, malattie fisiche, cambiamenti lavorativi o relazionali, pressioni sociali possono infatti destabilizzare equilibri psichici precedentemente mantenuti e favorire la comparsa dei sintomi alimentari (Grogan et al., 2020).
Il significato psicologico del sintomo alimentare
I disturbi alimentari non riguardano esclusivamente il cibo o il peso corporeo. Numerosi studi sottolineano come il sintomo alimentare rappresenti spesso una modalità di gestione della sofferenza emotiva e relazionale (Abdoli et al., 2024). Restrizione, abbuffate, vomito o controllo ossessivo del corpo possono assumere funzioni psicologiche differenti: contenere emozioni intollerabili, ristabilire un senso di controllo, modulare sentimenti di vuoto o dipendenza, oppure esprimere conflitti difficilmente mentalizzabili.
Nell’età adulta tali dinamiche assumono caratteristiche peculiari. Il corpo diventa frequentemente il luogo in cui si esprimono vissuti legati al tempo, all’invecchiamento, alla perdita, alla trasformazione dell’identità personale e sessuale. In particolare nelle donne, momenti di cambiamento corporeo come gravidanza o menopausa possono riattivare conflitti narcisistici profondi e vissuti di perdita del controllo sul proprio corpo.
Una lettura psicoanalitica dell’esordio adulto
La prospettiva psicoanalitica considera il disturbo alimentare non semplicemente come un’alterazione del comportamento, ma come una forma di comunicazione del disagio psichico attraverso il corpo. Il sintomo alimentare viene interpretato come un compromesso tra bisogni affettivi, conflitti inconsci e difficoltà nella regolazione delle emozioni.
Autori di orientamento psicodinamico hanno evidenziato come il rapporto con il cibo e con il corpo possa riflettere problematiche relative alla dipendenza, all’autonomia, al controllo e alla costruzione dell’identità. Nell’anoressia, ad esempio, la restrizione può assumere il significato inconscio di negazione del bisogno e di difesa rispetto alla dipendenza affettiva; nella bulimia e nel binge eating, l’abbuffata può invece rappresentare un tentativo di colmare sentimenti di vuoto interno o di lenire stati emotivi intollerabili.
Nell’esordio adulto questi aspetti si intrecciano spesso con crisi evolutive tardive. Eventi apparentemente esterni — un divorzio, l’uscita dei figli da casa, la perdita di un ruolo professionale, il pensionamento — possono riattivare antichi nuclei conflittuali rimasti latenti. In questa prospettiva il sintomo alimentare può essere inteso come una risposta regressiva ad una frattura dell’equilibrio psichico.
La clinica psicodinamica osserva inoltre che molti pazienti adulti con disturbo alimentare presentano difficoltà nella simbolizzazione delle emozioni: il corpo finisce quindi per esprimere ciò che non riesce a essere rappresentato mentalmente o verbalizzato. Il controllo del peso, la fame, l’abbuffata o il vomito diventano linguaggi corporei attraverso cui si manifestano conflitti interni profondi.
Trauma, relazioni e vulnerabilità
La letteratura contemporanea conferma il ruolo delle esperienze relazionali precoci nello sviluppo della vulnerabilità ai disturbi alimentari. Non solo traumi maggiori o abusi, ma anche esperienze di trascuratezza emotiva, attaccamento insicuro, critica familiare, instabilità relazionale o difficoltà nel riconoscimento emotivo possono contribuire alla costruzione di fragilità narcisistiche e difficoltà di regolazione affettiva (Grogan et al., 2020).
Le neuroscienze hanno inoltre mostrato come i disturbi alimentari coinvolgano alterazioni nei circuiti cerebrali della ricompensa, dell’impulsività e della regolazione emotiva, confermando la natura multifattoriale del disturbo (Adan & Kaye, 2011). L’approccio contemporaneo tende quindi a integrare dimensioni biologiche, psicologiche e relazionali, superando contrapposizioni semplicistiche e ormai obsolete tra “organico” e “psichico”, restituendo una unitarietà di cure a una complessa condizione clinica che nelle sue svariate dimensioni cerca di rappresentare il miglior compenso possibile al senso di inadeguatezza e di insufficienza esistenziale vissuta e sperimentata che è alla base della malattia stessa.
Diagnosi tardiva e necessità di cura
Negli adulti il riconoscimento del disturbo alimentare è spesso ritardato. Molti comportamenti patologici, soprattutto in questa attuale società che enfatizza l’immagine come modello di vita da perseguire, possono apparire socialmente accettabili e addirittura auspicabili: diete restrittive, attenzione ossessiva alla salute, esercizio fisico eccessivo o controllo rigido dell’alimentazione vengono talvolta valorizzati culturalmente e non riconosciuti come segnali clinici.
A ciò si aggiunge il peso dello stigma. Molti pazienti adulti faticano a chiedere aiuto perché percepiscono il disturbo alimentare come una “malattia adolescenziale”, vivendo vergogna o senso di fallimento personale. Questa difficoltà contribuisce alla cronicizzazione dei sintomi e al ritardo nell’accesso alle cure specialistiche.
Il trattamento richiede un approccio multidisciplinare che integri interventi medici, nutrizionali e psicoterapeutici. In particolare, il lavoro psicodinamico può aiutare il paziente a comprendere il significato emotivo del sintomo, favorendo processi di mentalizzazione, integrazione identitaria e regolazione affettiva.
Riconoscere che i disturbi alimentari possono comparire — o riemergere — anche in età adulta significa ampliare lo sguardo clinico e superare stereotipi ancora molto diffusi. Il sintomo alimentare non è soltanto un problema di cibo o di peso: spesso rappresenta l’espressione di una sofferenza psichica profonda che trova nel corpo il proprio linguaggio. I DNA pertanto non rappresentano semplicemente alterazioni delle abitudini e dei comportamenti alimentari ma veri e propri complessi disturbi dell’identità, della regolazione emotiva e dell’immagine corporea.
Bibliografia
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Khalid R, Lister NB, Paxton SJ, et al. Potential pathways to the onset and development of eating disorders in people with overweight and obesity: A scoping review. Obes Rev. 2025;26(1):e13840. PMID: 39367579.
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Schlegl S, Jang M, Hilbert A. Risk factors for eating disorders: findings from a rapid review. J Eat Disord. 2023;11:8.
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Grogan K, MacGarry D, Bramham J, et al. Family-related non-abuse adverse life experiences occurring for adults diagnosed with eating disorders: a systematic review. J Eat Disord. 2020;8:36.
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Adan RAH, Kaye WH (2011). Behavioral Neurobiology of Eating Disorders. Springer Berlin, Heidelberg
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Abdoli M, Schiechtl E, Scotto Rosato M, et al. Body image, self-esteem, emotion regulation, and eating disorders in adults: a systematic review. Neuropsychiatr 39, 118–132 (2025).