Alimentazione e tumore ovarico

Aspetti psicologici nel percorso di cura

La Giornata mondiale del tumore ovarico, celebrata ogni anno l’8 maggio, rappresenta un momento cruciale non solo per parlare di malattia, ma anche per riflettere su come le donne vivono il proprio corpo e il rapporto con il cibo durante il percorso oncologico. In questo contesto, l’alimentazione non è soltanto una questione nutrizionale, ma diventa uno spazio in cui si intrecciano emozioni, identità e bisogno di controllo.

Negli ultimi anni, la ricerca ha progressivamente evidenziato come la dimensione psicologica non possa essere considerata accessoria nel percorso oncologico. Al contrario, ansia, depressione e distress rappresentano componenti centrali dell’esperienza di malattia. Una revisione sistematica con meta-analisi ha evidenziato prevalenze significative di sintomi ansioso-depressivi nelle donne con tumore ovarico, spesso persistenti lungo tutto il decorso clinico (Watts et al., 2015). Studi osservazionali più recenti confermano come una quota rilevante di pazienti presenti livelli clinicamente significativi di distress già nelle fasi iniziali della diagnosi (Price et al., 2020). La paura della progressione della malattia, l’incertezza prognostica e l’impatto delle terapie contribuiscono a generare una condizione di vulnerabilità emotiva che influenza anche i comportamenti quotidiani, inclusa l’alimentazione.

È proprio in questo contesto che la psicologia dell'alimentazione assume un ruolo interpretativo fondamentale. Il cibo, infatti, non è soltanto una fonte di nutrimento, ma anche uno strumento attraverso cui le persone regolano emozioni, costruiscono relazioni e mantengono un senso di normalità. Nel percorso oncologico, questi significati possono modificarsi profondamente. Le pazienti possono sperimentare una perdita dell’appetito legata agli effetti collaterali dei trattamenti, come nausea, alterazioni del gusto e fatigue, ma anche una riduzione del piacere associato al mangiare, condizioni ampiamente descritte nella letteratura nutrizionale oncologica (Arends et al., 2017). In altri casi, si osserva il fenomeno opposto: il ricorso al cibo come forma di compensazione emotiva, soprattutto in presenza di ansia o stati depressivi (Johnston et al., 2024).

Questa ambivalenza riflette la natura bidirezionale del rapporto tra mente e alimentazione. Il distress psicologico può alterare i comportamenti alimentari, ma allo stesso tempo lo stato nutrizionale influisce sul benessere psicologico. Una nutrizione inadeguata può aggravare la stanchezza, compromettere il tono dell’umore e ridurre la capacità di affrontare i trattamenti, mentre un’alimentazione equilibrata può contribuire a sostenere le risorse fisiche ed emotive della paziente (Arends et al., 2017). In questo senso, il concetto di asse intestino–cervello trova applicazione anche in oncologia, suggerendo una connessione complessa tra processi biologici e psicologici.

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda il significato simbolico del corpo e le trasformazioni che esso subisce nel corso della malattia. Gli interventi chirurgici e le terapie possono modificare l’immagine corporea e la percezione di sé, con ripercussioni sulla relazione con il cibo. Mangiare può diventare un atto carico di ambivalenza: da un lato necessario per sostenere l’organismo, dall’altro difficile da accettare in un corpo percepito come cambiato o vulnerabile. In questo scenario, l’alimentazione si intreccia con temi identitari profondi, come il senso di femminilità, il controllo e l’autonomia, aspetti frequentemente descritti negli studi psico-oncologici (Price et al., 2020).

Anche la dimensione sociale del cibo subisce trasformazioni significative. I pasti, tradizionalmente associati a convivialità e condivisione, possono diventare fonte di disagio o isolamento. Le difficoltà fisiche, le restrizioni dietetiche o il semplice affaticamento possono limitare la partecipazione alla vita sociale, contribuendo a una riduzione della qualità della vita. Parallelamente, il contesto familiare può essere coinvolto in modo intenso, con cambiamenti nei ruoli e nelle dinamiche legate alla preparazione e alla gestione del cibo, elementi frequentemente associati a un aumento del burden psicologico nelle pazienti oncologiche (Watts et al., 2015).

Un ulteriore elemento critico è rappresentato dalla diffusione di informazioni non scientificamente validate su presunte “diete anticancro”. In assenza di un adeguato supporto, alcune pazienti possono adottare regimi alimentari restrittivi o sbilanciati, nella speranza di influenzare il decorso della malattia. Queste scelte, spesso motivate dal bisogno di recuperare un senso di controllo, possono però comportare rischi nutrizionali e aumentare il carico psicologico, come sottolineato dalle linee guida internazionali sulla nutrizione in oncologia (Arends et al., 2017).

Alla luce di queste evidenze, emerge con forza la necessità di un approccio integrato alla cura. La gestione del tumore ovarico non può limitarsi agli aspetti medici, ma deve includere una valutazione sistematica del benessere psicologico e dello stato nutrizionale. Interventi che combinano supporto psicologico e counselling nutrizionale si sono dimostrati efficaci nel migliorare la qualità della vita, favorire l’aderenza ai trattamenti e ridurre il distress (Johnston et al., 2024). In questo contesto, la collaborazione tra oncologi, psicologi e nutrizionisti rappresenta un elemento chiave per una presa in carico realmente centrata sulla persona.

La Giornata mondiale del tumore ovarico offre dunque l’opportunità di promuovere una visione più ampia e integrata della malattia, in cui il benessere psicologico e il rapporto con l’alimentazione siano riconosciuti come componenti essenziali del percorso di cura. Le evidenze scientifiche indicano chiaramente che intervenire su queste dimensioni non è soltanto un complemento, ma una parte fondamentale di un’assistenza oncologica di qualità.

Bibliografia

  • Arends J, Bachmann P, Baracos V, Barthelemy N, Bertz H, Bozzetti F, Fearon K, Hütterer E, Isenring E, Kaasa S, Krznaric Z, Laird B, Larsson M, Laviano A, Mühlebach S, Muscaritoli M, Oldervoll L, Ravasco P, Solheim T, Strasser F, de van der Schueren M, Preiser JC. ESPEN guidelines on nutrition in cancer patients. Clin Nutr. 2017 Feb;36(1):11-48. doi: 10.1016/j.clnu.2016.07.015. Epub 2016 Aug 6. PMID: 27637832.
  • Johnston EA, Veenhuizen SGA, Ibiebele TI, Webb PM, van der Pols JC; OPAL Study Group. Mental health and diet quality after primary treatment for ovarian cancer. Nutr Diet. 2024 Apr;81(2):215-227. doi: 10.1111/1747-0080.12861. Epub 2024 Jan 9. PMID: 38192229. 
  • Price MA, Butow PN, Costa DS, King MT, Aldridge LJ, Fardell JE, DeFazio A, Webb PM; Australian Ovarian Cancer Study Group; Australian Ovarian Cancer Study Group Quality of Life Study Investigators. Prevalence and predictors of anxiety and depression in women with invasive ovarian cancer and their caregivers. Med J Aust. 2010 Sep 6;193(S5):S52-7. doi: 10.5694/j.1326-5377.2010.tb03929.x. Erratum in: Med J Aust. 2011 Aug 15;195(4):232. PMID: 21542447.
  • Watts S, Prescott P, Mason J, McLeod N, Lewith G. Depression and anxiety in ovarian cancer: a systematic review and meta-analysis of prevalence rates. BMJ Open. 2015 Nov 30;5(11):e007618. doi: 10.1136/bmjopen-2015-007618. PMID: 26621509; PMCID: PMC4679843.