La D.G.R. Lazio n. 669/2026, che disciplina gli studi professionali sanitari non soggetti ad autorizzazione, ha introdotto tra i requisiti la previsione secondo cui l’unità immobiliare destinata a studio professionale non deve essere classificata al catasto come abitazione, salvo il caso di uso promiscuo.
Una disposizione che rischia di avere conseguenze rilevanti per numerosi professionisti che esercitano la propria attività in immobili a uso abitativo, anche in studi avviati da tempo e per i quali è stata regolarmente presentata la Comunicazione di Inizio Attività (CIA). Dopo aver approfondito le implicazioni della nuova disciplina e acquisito uno specifico parere legale, l’Ordine ha deciso di intervenire formalmente nei confronti della Regione Lazio, trasmettendo una diffida e un’istanza di autotutela con la richiesta di modificare la disposizione e di salvaguardare le situazioni già esistenti. Qualora l’interlocuzione con la Regione non consentisse di superare le criticità evidenziate, l’Ordine procederà con un ricorso al TAR Lazio a tutela delle iscritte e degli iscritti.
La questione relativa alla classificazione catastale, per le sue ricadute immediate sull’esercizio dell’attività professionale, rappresenta al momento l’aspetto più urgente, ma non è l’unico punto della nuova disciplina sul quale l’Ordine ha rilevato criticità. L’Ordine proseguirà pertanto l’interlocuzione già avviata con la Regione anche sugli ulteriori aspetti emersi, affinché vengano apportate le modifiche necessarie a superare le criticità rilevate.
Ulteriori aggiornamenti sul tema saranno forniti non appena disponibili.