La tortura e le altre forme di violenza estrema producono conseguenze profonde e durature sulla salute psicologica, fisica e sociale delle persone che ne sono sopravvissute. Per questo motivo, negli anni sono nate esperienze e collaborazioni volte a garantire percorsi di cura, riabilitazione e inclusione sempre più qualificati e accessibili.
Esiste la Rete di Supporto per le Persone Sopravvissute a Tortura (ReSST) che riunisce Enti pubblici e privati e ONG che offrono programmi o servizi specializzati per assistere chi ha subito tortura e altre gravi violenze. La Rete promuove iniziative di informazione e sensibilizzazione sui temi della tortura, delle sue conseguenze di breve e lungo periodo sulle persone sopravvissute e sulle loro comunità, sull’esigenza di rafforzare a vari livelli l’attuazione delle norme e degli standard internazionali contro la tortura e i relativi strumenti di prevenzione, monitoraggio e repressione.
Gli obiettivi sono:
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Valorizzare le buone pratiche avviate in alcune regioni del territorio italiano, con l’obiettivo di favorire la piena applicazione delle Linee Guida del Ministero della Salute del 2017.
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Migliorare la disponibilità e la qualità dei servizi dedicati alle persone sopravvissute a tortura, garantendo loro l’accesso a programmi di riabilitazione adeguati a ricostruire la propria vita, oltre al supporto necessario per ottenere ulteriori forme di sostegno e riparazione.
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Promuovere attività di ricerca scientifica, formazione e aggiornamento professionale, oltre a specifiche iniziative volte ad ampliare la diffusione di programmi di riabilitazione su scala nazionale.
Attraverso l’impegno di tutte e tutti i professionisti coinvolti nella rete, è stato stilato un rapporto che analizza il livello di attuazione, da parte dell’Italia, dell’articolo 14 della Convenzione ONU contro la tortura, che riconosce alle vittime il diritto a una riabilitazione “la più completa possibile”.
Il documento approfondisce il tema dell’accesso a servizi specialistici di supporto sanitario, psicologico e sociale, evidenziando il ruolo della riabilitazione come strumento essenziale per favorire il recupero dell’autonomia e il pieno reinserimento delle persone sopravvissute a tortura. Il documento si concentra in particolare sulle vittime di tortura migranti e rifugiate, sopravvissute a violenze subite nei Paesi di origine o lungo le rotte migratorie verso l’Europa.
Le evidenze presentate derivano dal lavoro e dall’esperienza delle organizzazioni della ReSST e si basano su consultazioni, focus group e un questionario rivolto a operatori attivi nei settori della salute e dell’accoglienza. A partire da questo patrimonio di conoscenze ed esperienze, il rapporto propone raccomandazioni finalizzate a rafforzare la capacità del sistema italiano di garantire percorsi efficaci di cura, protezione e inclusione.
Il rapporto è stato presentato recentemente al Periodic Review dell’Italia di fronte al Comitato ONU contro la Tortura, dove è emerso quante poche fossero le voci collettive in rappresentanza del nostro Paese. Se non vogliamo sentirci soli nel nostro lavoro quotidiano dobbiamo fare rete, unire le forze e le riflessioni e far sentire le nostre esperienze e pensiero, dove si creano spazi di ascolto e costruzione di idee.
Alleghiamo il report per favorire sapere condiviso all’interno della nostra comunità professionale e, volendo approfondire questo ed altri temi, presto faremo circolare un questionario per raccogliere bisogni, fare una mappatura e promuovere la rete.