Studi professionali: la Regione apre alla revisione

Dopo l’intervento dell’Ordine, la Regione avvia un approfondimento sulla DGR 669/26. Medde: «Accogliamo positivamente l’apertura, ma la questione non è risolta»

Nei giorni scorsi l’Ordine degli Psicologi del Lazio è intervenuto con particolare fermezza sulle criticità della DGR n. 669/2026, chiedendo formalmente alla Regione Lazio, tra altre cose, di eliminare il requisito relativo alla classificazione catastale degli studi professionali sanitari. La nuova disciplina prevede infatti che l’unità immobiliare destinata a studio professionale non debba essere classificata al catasto come abitazione, salvo il caso di uso promiscuo. Secondo l’Ordine, la classificazione catastale dell’immobile non può costituire un requisito per l’esercizio dell’attività professionale sanitaria, non essendo di per sé indicativa dell’idoneità igienico-sanitaria o della sicurezza dello studio. 

A seguito delle iniziative e delle osservazioni formulate dall’Ordine, la Regione ha ora comunicato l’avvio di un approfondimento, i cui esiti saranno condivisi attraverso una circolare esplicativa e, laddove necessario, potranno tradursi in modifiche e integrazioni della DGR vigente. 

L’Ordine, pur apprezzando l’apertura manifestata dalla Regione, rileva che tale riscontro non contiene ancora una risposta sulla specifica richiesta formulata dall’Ordine: «Avevamo detto con chiarezza che l’Ordine avrebbe presidiato questa vicenda con la massima fermezza, e continueremo a farlo. Abbiamo chiesto formalmente alla Regione di rivedere una previsione che riteniamo penalizzante per tante psicologhe e tanti psicologi del Lazio e apprezziamo che oggi sia stato avviato un approfondimento che comprende anche il requisito catastale, con la possibilità di intervenire sulla disciplina vigente. È un segnale di apertura che accogliamo positivamente, ma la questione non è ancora risolta. Continueremo quindi lungo la strada intrapresa, con l’obiettivo di ottenere una soluzione concreta e di tutelare il lavoro quotidiano della nostra comunità professionale», dichiara Paola Medde, Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio.

L’Ordine continuerà pertanto a seguire gli sviluppi della vicenda e valuterà le iniziative da intraprendere alla luce delle determinazioni che l’Amministrazione regionale assumerà, anche avviando un ricorso al TAR Lazio, mantenendo fermo l’obiettivo già indicato nelle scorse settimane: superare le criticità della nuova disciplina e tutelare le psicologhe e gli psicologi che esercitano nel territorio regionale.