Donazione e trapianto: la dimensione umana della cura

Al centro del confronto tra professioni sanitarie il contributo della psicologia nell'accompagnamento di pazienti, familiari e comunità

Roma, 12 giugno 2026 – Grande partecipazione per la seconda edizione di “Insieme per la Donazione”, il convegno promosso dall'Ordine degli Psicologi del Lazio e dall'Ordine TSRM e PSTRP di Roma e provincia per approfondire il valore della donazione e il ruolo delle professioni sanitarie e della psicologia nell'accompagnamento di pazienti, familiari e comunità.

La donazione di organi e tessuti rappresenta uno dei più alti esempi di solidarietà e responsabilità collettiva. Ma è anche un percorso che mette profondamente alla prova persone, famiglie e professionisti della salute, chiamati a confrontarsi con decisioni difficili, emozioni intense e passaggi di vita particolarmente delicati. Per riflettere su queste dimensioni e promuovere una cultura della donazione sempre più consapevole, l'iniziativa ha riunito presso la sede dell'Ordine degli Psicologi del Lazio professionisti e professioniste della salute, rappresentanti delle istituzioni, esperti del settore e associazioni impegnate nella sensibilizzazione sul tema della donazione e del trapianto, offrendo un'importante occasione di confronto sul valore della collaborazione interdisciplinare e sulla centralità della persona nei percorsi di cura.

«Oggi abbiamo avuto un esempio concreto di confronto interdisciplinare e di sensibilizzazione sul valore della donazione, che ha consentito di evidenziare il contributo insostituibile della psicologia al servizio della salute delle persone e della comunità», ha dichiarato Paola Medde, Presidente dell'Ordine degli Psicologi del Lazio. «La donazione e il trapianto di organi coinvolgono aspetti emotivi, relazionali ed etici di straordinaria complessità. In questo contesto, il contributo della psicologia è fondamentale per sostenere donatori, familiari e riceventi nelle diverse fasi del percorso, favorendo consapevolezza, elaborazione emotiva e adattamento».

La seconda edizione del convegno ha permesso di evidenziare come la dimensione psicologica non rappresenti un elemento accessorio dei percorsi di donazione e trapianto, ma una componente essenziale della presa in carico. Dalla comunicazione con i familiari del potenziale donatore all'accompagnamento delle persone in attesa di trapianto, fino al supporto nel post-intervento, psicologi e psicologhe contribuiscono a sostenere processi decisionali complessi, promuovere il benessere delle persone coinvolte e favorire percorsi di cura realmente centrati sulla persona.

Una visione condivisa anche dall'Ordine TSRM e PSTRP di Roma e provincia, che ha sottolineato il valore della collaborazione tra professioni sanitarie nel garantire percorsi di cura sempre più integrati. «Questa seconda edizione conferma quanto sia importante costruire occasioni di confronto tra professionisti che, pur operando in ambiti differenti, condividono la responsabilità di accompagnare il paziente lungo percorsi estremamente delicati», ha affermato Andrea Lenza, Presidente dell'Ordine TSRM e PSTRP di Roma e provincia. «La donazione e il trapianto rappresentano un esempio concreto di sanità integrata. Far conoscere ai cittadini ciò che accade dietro ogni trapianto significa rafforzare la fiducia nel sistema e valorizzare il lavoro di tutte le professioni coinvolte».

Nel corso della giornata è stato ripercorso l'intero iter che rende possibile la donazione, mettendo in luce il contributo delle diverse professionalità coinvolte. Tra i primi passaggi vi è l'accertamento della morte encefalica, una fase cruciale sia dal punto di vista clinico sia da quello umano.

«Parlare di donazione significa anche raccontare la responsabilità che accompagna il nostro lavoro nelle fasi iniziali del percorso», ha spiegato Claudia Parisi, Presidente della Commissione d'Albo dei Tecnici di Neurofisiopatologia. «L'accertamento della morte encefalica richiede rigore metodologico, competenza e attenzione assoluta alla qualità delle procedure. Ma richiede anche consapevolezza del contesto emotivo in cui ci troviamo a operare, spesso accanto a famiglie che stanno vivendo momenti di grande sofferenza». 

Una fase che evidenzia quanto la qualità dell'assistenza dipenda non soltanto dal rigore delle procedure, ma anche dalla capacità di accompagnare le famiglie nei momenti di maggiore vulnerabilità. In questo contesto, l'integrazione tra competenze tecniche, relazionali e psicologiche rappresenta un elemento essenziale per garantire una comunicazione chiara, rispettosa e centrata sulla persona.

Il percorso prosegue attraverso una complessa rete di attività diagnostiche, laboratoristiche e assistenziali che consentono di garantire sicurezza, qualità e tempestività nelle procedure di donazione e trapianto. Gli interventi dei rappresentanti delle diverse professioni sanitarie hanno evidenziato come ogni fase della filiera contribuisca in modo determinante al buon esito del percorso.

«Ogni immagine diagnostica contribuisce a una decisione clinica che può cambiare la vita di una persona», ha osservato Federico Santarelli, Presidente della Commissione d'Albo dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica. «Nel contesto della donazione siamo chiamati a garantire tempestività, precisione e qualità, spesso in situazioni che richiedono risposte rapide. Il nostro lavoro è parte integrante di una rete professionale nella quale ogni passaggio deve essere affidabile e sicuro».

Un ruolo altrettanto determinante è svolto dai Tecnici Sanitari di Laboratorio Biomedico.

«Quando si parla di donazione e trapianto, il fattore tempo è fondamentale, ma non può mai andare a discapito dell'accuratezza», ha sottolineato Antonio Cappelli, Presidente della Commissione d'Albo dei Tecnici Sanitari di Laboratorio Biomedico. «Dietro ogni campione analizzato c'è una persona che attende una possibilità di cura. Per questo il nostro impegno quotidiano è garantire dati affidabili, tracciabilità e controlli rigorosi, perché da quei risultati dipendono decisioni cliniche di straordinaria importanza».

Anche nelle fasi più tecniche del percorso emerge la necessità di mantenere uno sguardo attento alla dimensione umana della cura. La donazione e il trapianto non sono infatti soltanto processi clinici complessi, ma esperienze che coinvolgono aspettative, paure, speranze e relazioni, richiedendo un approccio realmente multidisciplinare.

«Nella filiera della donazione esistono attività altamente specialistiche che spesso restano poco conosciute ai cittadini, ma che risultano determinanti per il buon esito del trapianto», ha ricordato Salvatore Scali, Presidente della Commissione d'Albo dei Tecnici della Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione Cardiovascolare. «Tutto questo, però, trova origine in un gesto di straordinaria generosità: la scelta di donare».

È proprio a partire da questo gesto di generosità che la psicologia trova uno dei suoi principali ambiti di intervento: sostenere le persone coinvolte nell'elaborazione emotiva di scelte e passaggi che incidono profondamente sulla vita individuale e familiare, contribuendo a costruire consapevolezza, significato e adattamento.

Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo della psicologia accanto ai familiari del potenziale donatore, chiamati ad affrontare decisioni difficili in una fase di profonda sofferenza emotiva. «La comunicazione con la famiglia del potenziale donatore di organi e tessuti rappresenta una fase delicata e fondamentale del percorso di donazione», ha spiegato Francesca Alfonsi, psicologa psicoterapeuta del Policlinico Universitario Tor Vergata. «La richiesta donativa avviene generalmente in una situazione di grave crisi familiare, spesso successiva alla diagnosi della morte encefalica o a una prognosi infausta. In questo contesto, lo psicologo svolge un ruolo di supporto sia ai familiari sia all'équipe sanitaria, favorendo una comunicazione chiara, empatica e rispettosa del vissuto emotivo delle persone coinvolte».

Il contributo della psicologia prosegue anche dopo l'inserimento in lista d'attesa e nella fase successiva al trapianto, accompagnando pazienti e famiglie lungo tutto il percorso di cura.

«Il trapianto d'organo rappresenta un evento che coinvolge non solo il paziente, ma anche la sua famiglia e l'intera comunità», ha ricordato Rosaria Calia, dirigente psicologa del Servizio di Psicologia Clinica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. «Lo psicologo accompagna il candidato in tutte le fasi del percorso: dalla gestione della malattia cronica e dell'insufficienza d'organo alla valutazione pre-trapianto, finalizzata a esplorare risorse personali, fragilità e rete di supporto, fino al sostegno emotivo durante il periodo di attesa e nella fase post-operatoria».

La seconda edizione di “Insieme per la Donazione” ha confermato il valore di un approccio interprofessionale capace di integrare competenze diverse attorno alla centralità della persona. Un percorso nel quale la psicologia contribuisce a dare voce ai bisogni emotivi e relazionali di pazienti e familiari, favorendo una presa in carico più consapevole, umana e partecipata.

L'iniziativa rinnova l'impegno condiviso dell'Ordine degli Psicologi del Lazio e dell'Ordine TSRM e PSTRP di Roma e provincia nel promuovere una cultura della salute fondata sulla collaborazione tra professioni, sull'umanizzazione delle cure e sulla diffusione di una maggiore consapevolezza rispetto al valore della donazione come gesto di solidarietà e responsabilità sociale.