8 marzo. Donne, sport e psicologia: sostenere l’inclusione

Sport femminile tra traguardi storici e criticità aperte: gli strumenti della psicologia per costruire una cultura dell'equità e del talento

L’8 Marzo, Giornata Internazionale della Donna, rappresenta un momento importante per riflettere sul valore delle pari opportunità e dell’inclusione di genere anche nel mondo dello sport. Fin dalla sua istituzione, questa ricorrenza invita a considerare le disuguaglianze non come esiti inevitabili di differenze biologiche, ma come condizioni culturali e sociali che possono essere superate attraverso consapevolezza, educazione e politiche mirate.

Lo sport, infatti, non è solo una dimensione fisica: richiede competenze psicologiche, resilienza mentale, capacità di gestione dell’ansia e motivazione nel lungo periodo. In questo contesto, la psicologia dello sport svolge un ruolo fondamentale nel supportare atlete e atleti nello sviluppo di tali competenze.

Come Gruppo di Lavoro “Psicologia dello Sport e dell’Esercizio Fisico” dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, siamo impegnati quotidianamente nel promuovere una cultura sportiva che superi gli stereotipi di genere. Il nostro obiettivo è favorire equità, inclusione e benessere mentale in ogni fase della carriera sportiva, portando avanti le iniziative e le campagne che abbiamo realizzato con dedizione negli ultimi anni.

Purtroppo, però, in un Paese in cui lo sport rappresenta una componente significativa della vita culturale e sociale, le disuguaglianze di genere nella partecipazione e nelle opportunità restano tuttavia una questione ancora aperta e urgente.

Progressi e sfide dello sport femminile

Negli ultimi decenni lo sport femminile ha compiuto passi importanti, registrando un aumento significativo sia nella partecipazione sia nei risultati agonistici. Tuttavia, persistono disuguaglianze di natura strutturale, culturale ed economica che incidono sulle opportunità di carriera, sulla visibilità mediatica e sulla presenza femminile nei ruoli decisionali.

A livello internazionale si registrano segnali incoraggianti. Ai Giochi Olimpici di Parigi 2024, per la prima volta nella storia, la partecipazione femminile ha raggiunto la piena parità numerica con quella maschile nelle competizioni principali.

Anche i Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 hanno segnato un risultato storico: il 47% degli atleti partecipanti è rappresentato da donne, la percentuale più alta mai registrata in questa manifestazione.

Un ulteriore segnale di cambiamento è rappresentato dall’elezione, nel 2025, di Kirsty Coventry alla presidenza del Comitato Olimpico Internazionale, prima donna e prima africana a ricoprire questo ruolo nella storia dell’organizzazione.

Questi risultati indicano che il percorso verso una cultura sportiva più equa è possibile. Tuttavia, affinché tali progressi si consolidino, è necessario continuare a investire in politiche, strategie e modelli comunicativi capaci di affrontare le dinamiche di genere ancora presenti nello sport.

Le principali criticità nello sport femminile

Nonostante i progressi, persistono barriere strutturali e culturali che ostacolano la piena partecipazione e valorizzazione delle donne nello sport.

1. Partecipazione e abbandono precoce

Secondo i dati ISTAT, la percentuale di donne che praticano sport in modo continuativo è inferiore rispetto a quella degli uomini. Il divario si accentua in particolare durante l’adolescenza, fase in cui molte ragazze interrompono l’attività sportiva.

Tra le cause principali emergono pressioni sociali legate all’immagine corporea, stereotipi di genere e la mancanza di modelli di riferimento adeguati. Il fenomeno del drop-out sportivo è spesso associato a fattori psicologici e sociali, come aspettative differenziate, minore supporto e una narrazione sportiva che continua a marginalizzare le performance femminili.

In questo contesto, la psicologia dello sport può svolgere un ruolo determinante nel sostenere percorsi di inclusione, fiducia e benessere mentale.

2. Leadership e disparità nei ruoli decisionali

Nonostante i successi di numerose atlete italiane — tra cui Arianna Fontana, Francesca Lollobrigida, Federica Brignone e Sofia Goggia — le donne rimangono fortemente sottorappresentate nei ruoli tecnici, dirigenziali e di coaching.

In Italia, ad esempio, solo circa il 7% dei tecnici nazionali è donna, e la presenza femminile negli organi direttivi delle federazioni sportive resta ancora limitata.

Questa condizione, talvolta descritta con l’espressione “ice ceiling”, evidenzia come la progressione verso ruoli apicali nello sport sia spesso più complessa per le donne rispetto agli uomini. La disparità non è solo numerica: influenza direttamente le politiche di sviluppo sportivo, le opportunità di carriera e la visibilità delle atlete.

3. Media, visibilità e narrazione di genere

Lo sport femminile continua a ricevere una copertura mediatica inferiore rispetto a quello maschile. Inoltre, la narrazione delle performance sportive delle donne può talvolta concentrarsi su aspetti estetici o legati alla vita personale (maternità, relazioni sentimentali, etc) piuttosto che sulle competenze tecniche e sui risultati agonistici.

Questo tipo di rappresentazione contribuisce a rafforzare stereotipi culturali e a ridurre il riconoscimento sociale dello sport femminile.

4. Gender pay gap e risorse economiche

Anche nel contesto sportivo si osserva un significativo gender pay gap. A parità di performance, molte atlete ricevono compensi inferiori, minori opportunità di sponsorizzazione e una distribuzione meno equa delle risorse economiche rispetto agli atleti uomini.

Queste disparità incidono non solo sulle opportunità professionali delle atlete, ma anche sulla sostenibilità delle loro carriere sportive.

Il ruolo della psicologia dello sport

Le disuguaglianze di genere nello sport non producono solo effetti strutturali ed economici, ma influenzano profondamente anche la motivazione, il senso di appartenenza e la permanenza delle donne nello sport.

In questo contesto, il sostegno psicologico rappresenta uno strumento fondamentale. La psicologia dello sport può contribuire a:

  • rafforzare autostima e resilienza nelle atlete;
  • prevenire fenomeni di abbandono precoce;
  • sostenere le sportive nei momenti di difficoltà, infortunio o transizione di carriera;
  • promuovere ambienti sportivi inclusivi e rispettosi delle differenze.

Verso un ambiente sportivo più inclusivo

Per costruire un sistema sportivo realmente equo e inclusivo è necessario promuovere azioni coordinate su più livelli:

●      investire in programmi di partecipazione sportiva femminile sin dall’età scolastica;

●      favorire percorsi di carriera sportiva e dirigenziale per le donne;

●      garantire maggiore visibilità allo sport femminile e una distribuzione più equa delle risorse;

●      valorizzare il contributo della psicologia dello sport nel promuovere benessere mentale e comunità sportive inclusive.

La strada verso la piena equità di genere nello sport è ancora lunga. Tuttavia, i segnali di cambiamento emersi negli ultimi anni — dai progressi nella partecipazione olimpica alla crescente presenza femminile nei ruoli istituzionali — mostrano che un’evoluzione culturale è possibile.

Promuovere inclusione, benessere e pari opportunità nello sport significa contribuire alla costruzione di una società più equa, in cui ogni persona possa esprimere pienamente il proprio potenziale.


BIBLIOGRAFIA

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